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mercoledì 27 aprile 2016

L’Università a San Claudio. Finalmente. Ma senza umiltà.



Stamattina, quasi come fosse un blitz, alcuni rappresentanti dell’Unicam si sono presentati a San Claudio al Chienti, attrezzati per benino con il georadar, per fare delle prospezioni sul sottosuolo insistente l’antica abbazia. Verrebbe da dire finalmente, visto che, a oltre un anno dalla partenza del progetto di ricerca guidato dal Prof. Pambianchi, è il primo segnale concreto che si stia muovendo qualcosa. È anche la prima volta che l’Unicam si reca a San Claudio in maniera ufficiale, e anche questo è un fatto importante: testimonia che le teorie sui Franchi nel Piceno forse non sono così strambe come qualche illustre accademico ha sempre cercato di far credere.
Il punto, però, è che, ancora una volta, l’Unicam fa da sé. Il mondo universitario non si abbassa, non dialoga con chi sta portando avanti e studiando la teoria dei Carolingi in Val di Chienti da anni. E, soprattutto, continua a snobbare l’uomo senza il quale la teoria non esisterebbe e, diciamolo chiaramente, oggi l’Unicam, starebbe a fare il georadar altrove, o forse non lo farebbe per niente. Logicamente mi riferisco a don Giovanni Carnevale, dall’intuizione del quale (e dai suoi successivi studi) si è mossa questa ondata di fermento culturale e di ricerca che, alla fine, ha coinvolto anche il mondo accademico.
Onestà intellettuale pretenderebbe un tributo a don Carnevale e un suo coinvolgimento negli studi che si stanno facendo. E sarebbe cosa intelligente confrontarsi con tutto il mondo degli studiosi, ancorché amatoriali se vogliamo, che stanno portando avanti il processo di ricerca con o senza i potenti mezzi dell’Università. Sarebbe cosa intelligente, dicevo, ma richiederebbe anche una buona dosa di umiltà. Se della prima possiamo presumere l’esistenza con buona approssimazione, della seconda possiamo tranquillamente dubitare.

Luca Craia

domenica 21 febbraio 2016

Unicam e i carolingi nel Piceno. Ancora non si sa nulla.



Ne ho scritto a dicembre e ci torno sopra a distanza di un paio di mesi perché, a tutt’oggi, ancora non si riesce a sapere nulla sugli esiti degli studi condotti dall’equipe del professor Gilberto Pambianchi dell’Università di Camerino sulla presenza carolingia nel territorio piceno. Sono studi che potrebbero aprire nuovi spiragli su un argomento controverso e molto dibattuto, seguito fino a oggi da un nutrito gruppo di studiosi extra-accademici che se ne occupa da anni seguendo le orme, e spesso divergendone, di quel don Giovanni Carnevale che gettò le basi della teoria ormai decenni fa, ma del quale mai, fino al 2014, il mondo accademico si era mai interessato.
Il mondo che ruota intorno alla teoria di Carnevale salutò la cosiddetta “conferenza di Camerino” del 2014 con un misto di interesse e irritazione, quest’ultima dovuta al fatto che l’Unicam mai una volta ha citato né mai ha reso il giusto riconoscimento a don Carnevale senza il quale, va detto, di Carolingi nel Piceno non si sarebbe, probabilmente, mai parlato. Sono stati stanziati finanziamenti importanti per sostenere le ricerche di Pambianchi e del suo gruppo e sarebbe giusto e opportuno che, a oltre un anno dall’inizio di questa avventura scientifica, qualcosa venga divulgato. Per questo era parsa un’ottima notizia l’organizzazione di un convegno a Camerino per il 20 febbraio 2016, dal titolo “Il patrimonio culturale delle Marche centro-meridionali dal Tardo Antico all’Alto Medioevo”.
Ci si aspettava di poter conoscere i risultati conseguiti in un anno di ricerche e, invece, si è avuta soltanto la delusione di arrivare fino a Camerino per apprendere che il convegno era stato annullato “per un imprevisto dell’ultimo minuto”. Nessuna ulteriore informazione, nessuna notizia che potesse evitare che tanti appassionati si recassero a Camerino a vuoto. A questo punto qualche dubbio pare sia legittimo: a che punto siamo? Che si è trovato? Direi che, in quanto a correttezza e trasparenza, probabilmente i blasonati accademici dovrebbero prendere qualche ripetizione da quegli studiosi forse meno titolati ma certamente più rispettosi e sicuramente più limpidi che da anni seguono la teoria storica in questione senza spendere un centesimo di denaro pubblico e sempre con il massimo rispetto per chi desidera conoscere.

Luca Craia

lunedì 11 gennaio 2016

Che fine ha fatto il progetto Unicam per il centro storico di Montegranaro?



Qualche anno fa l’amministrazione comunale raggiunse un accordo con la facoltà di architettura dell’UNICAM per studiare un progetto complessivo di recupero del centro storico di Montegranaro. Allora fui molto critico perché ritenevo - e lo ritengo ancora -  che il tutto potesse trasformarsi in un pericoloso alibi per l’immobilismo che c’è sempre stato per quanto riguarda le problematiche legate alla città vecchia. Non ebbi modo di verificare se quanto paventavo potesse corrispondere a verità perché l’amministrazione Gismondi cadde e il progetto, seppure consegnato al Comune e da questi pagato all’Unicam, rimase congelato per assenza di amministratori.
Con l’avvento dell’amministrazione Mancini, che in campagna elettorale aveva parlato di progetti alternativi per il centro storico, il piano dell’Unicam è rimasto in qualche cassetto e, ormai da quasi due anni, non se ne sente più parlare. Il punto è che di progetti alternativi non abbiamo visto neppure l’ombra mentre di quel progetto, giusto o sbagliato, buono o cattivo che fosse, si sono perse le tracce. Eppure è stato pagato. Mi domando, quindi, se l’amministrazione Mancini, nella fattispecie l’assessore al centro storico Beverati,  ha mai visionato tale progetto e, se sì, cosa ne pensa; se no la domanda è: perché?
Nel frattempo la situazione nel centro storico non migliora affatto, anzi. In mancanza di interventi il degrado si amplifica e, se negli anni passati alcuni crolli importanti hanno acceso i riflettori sulla questione, oggi regna un silenzio assordante. Del centro storico, a parte qualche iniziativa fallita e risibile come quella delle case a 1 €, non ne parla più nessuno.
Il sospetto è che, come per molti altri progetti e realizzazioni delle passate amministrazioni, l’attuale giunta stia buttando tutto via in una sorta di purga sovietica di uomini e idee (vedi, tanto per fare un esempio, le tante fontane bassiane tutte all’asciutto). È l’atteggiamento del vincitore della guerra che, una volta conquistato il territorio nemico, lo distrugge, brucia e rade al suolo. Solo che a pagare il tutto sono sempre i cittadini per cui, forse, un atteggiamento più umile e costruttivo sarebbe auspicabile.

Luca Craia