giovedì 6 luglio 2017

Delibera liberticida: niente solidarietà di categoria. La stampa silente e la lenta fine della libertà.



Riflettevo sulla bruttissima pagina della storia montegranarese – e non solo – appena scritta dall’Amministrazione Mancini all’unanimità nonché dai Consiglieri di maggioranza che, con la sola apprezzabile presa di distanza del Presidente del Consiglio Comunale, Walter Antonelli, silentemente acconsentivano. Ne abbiamo già parlato e ho già detto cosa penso di questo episodio che ha gettato un’ombra sinistra sul modo di fare politica nostrano, quindi sarebbe superfluo ribadirlo.
La mia riflessione, invece, verte su un altro aspetto che forse a molti è sfuggito: la delibera liberticida approvata dalla Giunta Mancini ha attaccato duramente la libertà di pensiero, di parola e di stampa. La reazione che abbiamo registrato da parte degli organi di informazione chiamati in causa più o meno indirettamente era prevedibile anche se non scontata, ed è stata una presa di posizione ineccepibile, dura ma deontologicamente inattaccabile.
Ma la questione non riguarda o, quantomeno, non dovrebbe riguardare solo le testate che si sono sentite chiamate in causa, bensì dovrebbe preoccupare fortemente l’intera informazione locale e, se vogliamo, italiana. Se si crea un precedente di questo tipo, questo non rimarrà certo circoscritto all’ambito politico di Montegranaro ma potrebbe diventare strumento utile per chiunque voglia tacitare le voci contrarie. Eppure, nonostante questa evidente stortura, non mi risulta che alcun giornale, cartaceo o online, abbia preso posizione sulla questione. Mi sarei aspettato un coro di voci solidali o, quanto meno, prese di posizione in difesa della categoria e della stessa libertà costituzionale. E invece un roboante silenzio. C’è da augurarsi che la notizia sia giunta all’Ordine dei Giornalisti o alle associazioni di categoria e che queste vogliano formulare qualche commento in materia ma, in ogni caso, questo vuoto di parole è un brutto segnale.
È un segnale che parla di mancanza di spirito di categoria, di assenza di solidarietà tra colleghi ma, soprattutto, parla di scarsa sensibilità circa il valore stesso della libertà di stampa. Siamo in una società in cui i principi fondamentali della democrazia stanno lasciando il posto ai valori del mercato, e un concorrente colpito è un concorrente più debole. Del resto vediamo quotidianamente quale sia il livello qualitativo dell’informazione italiana, ed è conseguenza diretta di questa svalutazione del concetto di missione, di servizio che deve essere la professione di chi informa. Certo, è possibile che questo mio ragionare venga smentito anche domani da editoriali infuocati, ma siamo in ritardo, e le minestre riscaldate, come sanno bene i bravi giornalisti, hanno poca efficacia. Mala tempora currunt.

Luca Craia

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